mercoledì, 27 Ottobre, 2021 12:04:20 AM

Gabriele Maniscalco, quando gli angeli hanno la matita tra le mani

di Anna Landolfi.

Non amo le premesse. Sembrano quasi debbano giustificare al lettore che qualsiasi cosa si scriva, possano poi esserci delle varianti o che quello che si scrive, è tutto e niente. Interpretare l’arte non è cosa facile e parlarne è una responsabilità. Anche se sei preparata, uno strafalcione può scapparci e allora sei oggetto di critica, di giudizi, di contestazioni. Ma un metro di misura è necessario e presupponendo che il proprio non sia quello giusto, ti affidi alle emozioni che provi di fronte ad un’opera d’arte. Consideriamo le arti manifestazioni che gli uomini esternano in particolari stati d’animo. Che sia egli un musicista, un attore, un pittore. Tutte queste forme di espressione trasmettono una emozione e possono essere considerate operazioni artistiche. Il lavoro che se ne trae, sarà poi quello di presentarlo al pubblico, in questo caso, ai lettori e quando noi giornalisti “scoviamo” un talento, questi viene, perdonate il termine tecnico, “sbattuto” in prima pagina. Perché? Ma è ovvio: perché merita considerazione. Perché è corretto e anche doveroso, che il grande pubblico conosca e apprezzi un artista.

 

“Testa di Uomo” Gabriele Maniscalco 2021    “Testa di Moro” Gabriele Maniscalco 2021

 

 “Monna Lisa” Gabriele Maniscalco 2021      “Monna Lisa” Gabriele Maniscalco 2021

Nella mail box della redazione, ci sono sempre suggerimenti o proposte di chi ha bisogno di avere una “voce”, di fare conoscere il suo pensiero e di come considera la vita dal proprio vissuto. Apro e scarico le immagini ricevute, archiviandole in una cartella. Al tempo e liberata la mente dai mille pensieri, uno per uno, li osservo. Ma come? Un artista di questo spessore ha bisogno di un’analisi più approfondita! Ho tre parametri, tre “mostri” della pittura moderna: Pablo Picasso, Edward Munch e Egon Schiele. Troppo? Probabilmente, sì. Ma nei tratti di quei disegni, quelle tracce di matita gettati sulla carta, liberi da presupposti o condizionati da altre forme d’arte, non sono casuali. Mi accorgo che l’autore non ha riferimenti: è puro istinto. L’approfondimento è un obbligo per me, altrimenti non sarei una seria professionista e mi limiterei a elogiarlo. Ma non basta. C’è molto di più, soprattutto quando, e lo rivelerò a fine servizio, scorgo che l’autore disegna soggetti complessi e ai quali il mio pensiero mi riporta: Egon Schiele.

 

 “Ritratto di giovane donna” (Egon Schiele)                  Egon Schiele (1890-1918)

 

“Pirata”  Gabriele Maniscalco 2021                                     “Uomo adulto” Gabriele Maniscalco 2021

Il tratto. Il tratteggio scarno, asettico, “nervoso”, conduce ad una mente che osserva, scansiona senza pregiudizio: è il mondo che circonda la sua vita. L’autore dimostra una presenza alla vita senza timore delle difficoltà che essa comporta. Vive la sua vita con la “leggerezza” dell’età (e questo è un primo indizio per identificarlo). Si permette di andare “oltre”. Schiele è vissuto nei primi del ‘900. Artista figurativo come questo giovane autore al quale ci stiamo soffermando. Attenti, però: il suo figurativo è introspettivo ed è un contemporaneo: “qualcosa” lega questi due artisti. Quel “pirata”, quei “guerrieri”, sono anime profondamente “attive”. Non sono “fermi” non sono in “posa”. La loro staticità è sulla carta, ma sono “vivi” e il giovane autore lo dimostra “tratteggiando” con più linee sovrapposte dando “movimento”. Nella “drammaticità” dei segni, un colpo di tenerezza data la sua giovane età, lo dimostra nel “saggio”: un uomo adulto, ben presentato quasi incolume dal tempo che passa. L’uomo vissuto dalle folte ciglia e dallo sguardo di chi ha visto molto. Ecco le assonanze tra il giovane autore e Egon Schiele. La domanda allora è: l’autore conosceva le opere di Schiele?

   

                                      “Guerrieri” Gabriele Maniscalco 2021

Il segno destrutturato. Tra i massimi del tempo, uno su tutti scardinò la fisicità di un soggetto: Pablo Picasso. E di questo autore, ho un disegno che ne rivela la sua concezione “cubista”. Di seguito, il parallelo di un’opera di Picasso, dal titolo “Io donna” (dettaglio e quadro) e il riferimento riscontrato con il nostro autore. E’ evidente quanto abbia l’abilità di “scomporre” la figura umana per darne un’ampia visione come se l’occhio la intravvedesse a 360°. Altro rilievo è il disegno classificato “Mano su oggetto e carta da gioco” da interpretare come momento di attenzione rimasto impresso nella memoria. Lo dimostra la mano aperta, segno di affermazione affettiva per gli oggetti che rappresentano il legame al quale appartengono (la madre? Il padre?). Queste analisi sono prettamente di profilo artistico. Dopotutto e più volte ribadito, il concetto di arte è empirico, non valutabile. Non identifica una persona, ma il suo pensiero tradotto, in questo specifico, con il disegno.

 

“Io, donna” (particolare), Pablo Picasso.            “Volto” Gabriele Maniscalco.

 

“Mano su oggetto e carta da gioco” Gabriele Maniscalco                               “Volto” Pablo Picasso.

Un’ultima considerazione, coraggiosa ma necessaria esporla: Edward Munch è stato un esponente della cultura dei primi del ‘900, anni di rivoluzioni economiche e industriali. Il benessere ha un prezzo che per molti è la ricerca della propria identità. La mia sorpresa è questo disegno dell’autore del quale ci stiamo occupando che mi ha riportata a “L’urlo”, famosissimo dipinto dell’estremo disagio che l’uomo prova quando non si identifica con il suo mondo. Orbene: trovandomi la scrivania invasa da questi lavori, mi sono posta immediatamente la domanda di come l’autore si sia proposto quando ha inviato il suo materiale. Indubbia la sua maturità.

 

“L’urlo” Edward Munch.                                                                 “L’urlo” Gabriele Maniscalco.

L’osservazione del mondo, degli oggetti, degli uomini. La manualità professionale del gestire il pennarello, il colore, le sue sfumature. Ma chi è? Un giornalista di mestiere è anche “ficcanaso”. Forse anche un po’ detective. E’ una missione il suo lavoro. La ricerca ha uno scopo: simili talenti non devono restare “muti”. Nei paragrafi precedenti, scrivevo: “…bisogno di avere una “voce”, di fare conoscere il suo pensiero e di come considera la vita dal proprio vissuto”.

 

“Frida” Gabriele Maniscalco.                                                      “Il padre” Gabriele Maniscalco.         

Aiutata da un “angelo”, grata per avermi coinvolta e suggerendomi di dare “un’occhiata” a questi disegni, ecco che si rivela tutta la magia di questo giovane artista: il suo nome è Gabriele Maniscalco. Ha cinque anni. Avete letto bene, gentili lettori: è un bambino. Ma come? Mi sono messa a confrontare artisti che hanno rivoluzionato la storia dell’arte, rivoluzionari e contestatori di accademie e sontuosi critici dell’epoca e resto basita quando il qualificato autore dei disegni che invadono la mia scrivania, è un bambino! Wolfgang Amadeus Mozart a cinque anni, suonava di fronte agli imperatori. Judy Garland era una bambina e già stella di Hollywood e Liz Taylor a undici anni era la prima protagonista dei film con Lassie. Talenti si nasce e questa è una considerazione. Non restiamo sorpresi o attoniti quando i nostri bambini hanno qualcosa che ci pare “strano”. Lasciamoli fare. Aiutiamoli a essere se stessi. Seguiamoli nei loro percorsi di crescita. Non confrontiamoli ad altri. Ognuno di loro è un fiorellino col proprio profumo e il proprio colore. E se non disegnano barchette e rondini, non preoccupiamocene: stanno solo crescendo. Non sono giovanissima, ma continuo ancora a sorprendermi di quanto gli uomini siano strabilianti. Soprattutto i bambini.

Anna Landolfi.

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