martedì, 27 Luglio, 2021 8:39:37 AM

Garage Petruzzelli, le allegorìe del teatro

di Gianni Pantaleo.

Ci sono spazi dove le convenzioni non hanno accesso. I luoghi comuni, i paradossi, i parossismi. Ci sono luoghi dove essere se stessi è anche riconquistare se stessi, da quei meccanismi sociali dove inevitabilmente si precipita, lasciandosi travolgere dalla massa. E si entra nel gregge. Non riusciamo ad accorgercene. Entri nella spirale e giri, giri, giri tanto da sentirti parte della spirale, che trascina e ingoia tutto ciò che è tuo, suo, di tutti. Non mi permetto di essere “migliore” di molti, ma un momento di consapevolezza, può essere rigenerante e riattivare tutto il sistema operativo biologico che nel frattempo si era “omologato”. Operazione semplice? Affatto! Sono necessari requisiti quali: determinazione, caparbietà e quel po’ di digressione che devii gli interessi comuni verso altri meno collettivi: ovvero pensare e “urlare” i propri sentimenti senza timore di giudizi. Eversione? Ribellione? Rivoluzione? Perché no! Sappiate però che il potere è nella parola. E della parola, il Garage Petruzzelli ne fa sovrana, perché la parola rende liberi chi la studia, facendone di ogni singolo soggetto, un unico e irripetibile modello di individuo. Le Arti hanno questo scopo: rendere migliori gli uomini. E quindi la società. E quindi il mondo. Un Universo migliore dominato dal pensiero espresso con le parole. Utopia? Forse! Nel frattempo c’è chi la applica.

 

Roberto Petruzzelli                                 Sandro Cardascio

Ad applicare questo viam studeo, perdonate la locuzione latina, sono stati 24 guerrieri della parola, guidati da uno dei più discreti maestri del linguaggio, un maestro del “fare” senza esibirlo, perché, e mi scuso per la parafrasi, parla da sé: Roberto Petruzzelli. Propone un percorso, si interfaccia con loro, non è su un podio, né su uno scranno. E’ con loro. E’ con i soldati che comunicano con le parole. Militanti del verso, dell’ispirazione, della composizione, del sonetto. Quell’asettico colloquiare con le tastiere, privato delle emozioni, è bandito. Il fastidioso bip diventa la voce.

Il bip non ha modulazione sonora, una voce ha tutte le sfumature di un’emozione. Affida e si affida ad ognuno di loro e, fiducioso, propone. Covid. Luna. Otium. Tre argomenti. E tutti legati al presente vissuto, al quotidiano affrontato per lungo tempo colmo di dubbi e perplessità. Ma…ma il maestro, li propone in allegorìa contestuale. Al temibile Covid, prospetta lo scherno. Alla Luna propone i sogni. All’Otium, considerato abusivamente dalla ipocrita borghesia cattolica, un vizio, ne designa odi. E i militi, imbracciata l’arma della parola, sebbene a distanza, su piattaforma e liberati dai confini dei lockdown, hanno, ognuno, composto dei testi.

Determinazione, caparbietà, digressione. Al valore aggiunto, la fisarmonica del m° Sandro Cardascio, in cinque pomeridiane inoltrate sino a prima sera e in presenza di un pubblico ordinato a gruppi, le loro interpretazioni, hanno sorpreso lo spettatore per l’ironia, il piacere, l’umorismo di una sana e saggia visione della vita.

I guerrieri della parola: Adriana Cuccovillo, Angela Fragassi, Anna Schiraldi, Annamaria Granieri, Annamaria Lattarulo, Annamaria Pastoressa, Antonia Guastadisegni, Aurora Maria del Zotti, Concetta D’ Ostuni, Daniela Saliani, Donata Pascazio, Gaia Rimoli, Gaia Pascazio, Giovanna Cucinelli, Giovanni Barracane, Giuseppe Di Ciaula, Lucia Cramarossa, Marcella Taurino, Ornella Carlino, Patrizia Gesuita, Sarah Pofi, Teresa Cardone, Tiziana Nuzzo, Vincenzo Rana.

Un ringraziamento speciale da parte di tutti, all’infaticabile Anna Posa, che ha coordinato le presenze degli spettatori alle serate.

https://www.youtube.com/watch?v=O8tBhz8B9Ig

Gianni Pantaleo.

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