sabato, 4 Dicembre, 2021 12:33:56 PM

Roberto Petruzzelli: il Teatro è il mio mestiere

Di Patrizia Gesuita.

Roberto Petruzzelli, un attore poliedrico, che riesce a trasmettere l’amore per il teatro, la voglia di mettersi in gioco, giocando e inventando ruoli sempre diversi e affascinanti.  Lui è soprattutto una persona di grande professionalità, un attore della cosiddetta “vecchia scuola”, che ha fatto una vera gavetta con grandi maestri, registi e attori. Persona incredibilmente comunicativa, che riesce a sedurre il pubblico con la sua capacità di interpretare personaggi sempre diversi, e a conquistare i suoi allievi grazie alla sua umanità, umiltà e semplicità.

Roberto Petruzzelli. “De Nittis” 2014 Teatro Osservatorio, Bari.

Com’è nata la passione per il teatro?

Facendo  il chierichetto…. (Roberto ride) ero il più bravo chierichetto della parrocchia: quello è stato il mio primo palcoscenico e poi ho incominciato con le recite nell’Oratorio: Edoardo De Filippo, Molière, e altri che non ricordo. Poi nel 1976, un giorno lessi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”,  di una  selezione per un laboratorio al “Piccolo Teatro” di Bari (all’epoca non c’era ancora l’Abeliano). Ci presentammo in tantissimi…. Fui scelto e il laboratorio fu tenuto da una giovane Nietta Tempesta, quello è stato il mio trampolino di lancio. Fui scelto per un ruolo nel lavoro teatrale “La Cimice” di Majakovskij, e a vent’anni nel 1979, ebbi il mio contributo Enpals.

Dove hai studiato per diventare attore?

Ricordo che feci un provino per entrare nell’Accademia del Piccolo Teatro di Milano e fui preso, inizialmente non ci credetti, ma la mia vita cambiò completamente e da una piccola città come Modugno, mi trasferii a Milano. All’epoca c’erano solo due accademie nazionali quella di Roma e il “Teatro Piccolo” di Milano, ora a Milano si è aggiunta anche la Civica “Paolo Grassi”. Rimasi tre anni e da lì è iniziato tutto…. dopo aver conosciuto Strehler, sono rimasto ammaliato e affascinato dal teatro. Subito dopo aver terminato la scuola di teatro, fui preso da Gabriele Lavia per una lunga tournée in Italia il “Diavolo e il Buon Dio”. Ricordo che venimmo per sei giorni di repliche anche al Teatro Petruzzelli.. Quella fu la mia prima tournée importante, che durò  circa sette mesi.

“Tutti insieme con Romeo e Giulietta”

Come al solito Nemo profeta in Patria, hai lavorato molto all’estero. E’ interessante seguire la tua carriera, sembra un viaggio davvero affascinante. Ci vuoi parlare di alcune tappe di questo viaggio?

Nel 1987 selezionarono solo sei attori fra l’Accademia di Roma e di Milano ed entrai nella Compagnia dei Giovani di Fiesole condotta da Vincenzo Cerami (l’autore de “La Vita è bella” con musiche di Nicola Piovani). Facemmo uno spettacolo solo a Fiesole. Dopo qualche tempo, tornai a Bari e lavorai all’Abeliano per tre anni stabilmente, con stipendio fisso, tuttavia ebbi anche altre parti in altri lavori. Nel 1991 entrai a far parte del Teatro Nuovo di Verona, che in seguito diventò Teatro Stabile e diventai Socio Fondatore interpretando ruoli in lavori di Shakespeare, Pirandello e altri. Ho lavorato all’estero con lo Stabile di Verona dal 2005: in Giappone, Russia, per molto tempo a Mosca e a San Pietroburgo, Perù, Germania, molti paesi europei fino al 2012. Ho lavorato Con lo Stabile di Genova, del Veneto, della Toscana, con “I solisti veneti” del Maestro Martini rappresentammo “Histoire du Soldat”, con l’Ente Arena di Verona e ho fatto varie volte la voce recitante con diversi gruppi tra cui l’”Albatro” di Ghedini con “Il Trio di Trieste”, ricordo che ero emozionato quando il maestro Amedeo Baldovino mi affidava il suo “Stradivari”, ero molto giovane e mi pagavano 400 mila lire al giorno, una cifra pazzesca per quegli anni! Ho lavorato con tutte le Compagnie stabili nazionali, per citarne una pugliese: la Compagnia Diaghilev, ricordo di aver lavorato anche con Paolo Panaro e di aver messo in scena “Dialoghi con l’Angelo” con la regia di Daniele Abbado (tratto dal romanzo di Gitta Vallasz, un’ebrea deportata), ho collaborato con la compagnia “Tiberio Fiorilli” e  con il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari e “N. Rota” di Monopoli. Nel 2007 ho collaborato con Paola Gassman, Ugo Pagliai per la regia di Paolo Valerio su un lavoro di Dino Buzzati : “I Sette piani” , nel 2010 ho scritto e interpretato “Creusa” per i Teatro Piccolo di Bari… ma ci sarebbe una lista infinita…Per poter essere un attore in pensione e godere dei benefici di quest’ultima, puoi capire quanto abbia lavorato! Mi ha fatto piacere fare questa chiacchierata e ricordare tante cose, perché io forse sono uno dei pochissimi attori che non ha mai scritto un curriculum. Non ho mai inviato curriculum a nessuno, ti dico solo che in vita mia non ho mai partecipato a un provino per lavorare, sono sempre stato chiamato e tutto ciò mi fa molto piacere.

Tu sei un attore, che ha deciso di dedicarsi esclusivamente al teatro. Chi sono stati i tuoi maestri?

Giorgio Strehler, Massimo Castri, Giampiero Solari, Tino Schirinzi e tutti i Registi con cui ho lavorato, ognuno di loro mi ha insegnato tanto.

Mi racconteresti qualche aneddoto, legato a qualche personaggio famoso, con cui hai lavorato?

Tino Schirinzi, grande attore tarantino, col quale nacque una bella amicizia…. Ebbene, mentre lasciava gli altri attori a fare esercizi per scaldare la voce, o esercizi di concentrazione, veniva da me e mi diceva:«Andiamo a fare training autogeno, con un prosecco nel bar». (Ride) Poi aggiungeva:«Tra pugliesi ci si capisce…».

Hai mai pensato di fare programmi radiofonici?

Si, certo! Ho lavorato molto in radio.  Negli anni ’80 e ‘90 ho lavorato molto  per la Rai regionale e anche perla Rai di Milano con i  radio drammi. Ricordo  che erano trasmissioni  molto seguite da un vasto pubblico, erano trasmissioni che piacevano molto.

Avendo una bella voce impostata, hai mai pensato di fare il doppiatore televisivo?

No, perché avrei dovuto trasferirmi a Roma, una città in cui non mi sarebbe piaciuto vivere. Ho preferito di no. Poi non si puo’ far tutto nella vita, bisogna anche fare delle scelte.

Hai avuto esperienza di programmi televisivi?

Mi sono dedicato alla televisione per poco tempo, perché quando mi vedo in video o in Tv, mi vergogno. (Ride). Ho partecipato alle Pubblicità e a qualche fiction, ma ti confesso che l’ultima non la terminai perché avevo la prima dello spettacolo al “Piccolo”. Ma non mi interessava perché mi annoiavo….Ho partecipato a Cortometraggi, alcuni anche  premiati: “Guerra” di Paolo Sassanelli, “Il Disegno” arrivato in finale al “David” di Donatello e tanti altri.

Noi ci siamo incontrati per caso a ottobre 2018, dopo un mese ho saputo del tuo progetto teatrale per ragazzi di ogni età e dilettanti. Quando nasce il “Garage del Petruzzelli” e perché?

Nasce perché ho sempre pensato, che dopo anni di lavoro ed esperienza, un attore debba mettere a disposizione la sua esperienza per gli altri. Ispirandomi a modi di fare di attori nordici, che aprono le case alle persone, il pensiero è stato:«Ti invito a casa per….». Mi è venuta l’idea di una Palestra teatrale aperta a tutti, perché non devono esserci solo palestre per fare sport, ma anche una palestra del teatro, che sicuramente fa bene alla mente, allo spirito e anche al fisico. Il “Garage del Petruzzelli” l’ho aperto a tutti gli allievi garagisti, che avessero una motivazione alla carriera dell’attore, difatti li indirizzo e li aiuto a realizzare i provini per le Scuole Nazionali di teatro. Spesso sono molto rigido, anche per il momento difficile che sta attraversando la Cultura e soprattutto lo spettacolo dal vivo, ma i sogni vanno rispettati e li indirizzo soprattutto verso le Scuole Nazionali, solo in questo modo si puo’ pensare di fare in maniera seria l’attore. L’ultimo mio allievo è stato preso alla “Paolo Grassi” di Milano. Ma il “Garage del Petruzzelli” è rivolto anche a chi vuole divertirsi col teatro nelle regole… Ricordo la celebre frase di Gigi Proietti, col quale feci uno stage:”Facendo teatro, si continua a fare i giochi dell’infanzia», che non vuol, dire restare infantili, vuol dire continuare a giocare e creare….ciò è il vero cibo per la mente.

So che durante i tuoi studi, ti sei interessato alla Logopedia. Ti è servita per il tuo lavoro?

Si. Nel ’90 ho conseguito una laurea breve in Logopedia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari. Mi è servita tantissimo per aiutare studenti con situazioni di dislalia, emissione di voce…. Nella mia esperienza di “Garagista”, ho motivato molti ragazzi allo studio, perché il teatro serve anche a questo: A fare amare in grandi classici e non a farli odiare.

“L’amante militare” di Goldoni, Teatro Stabile Verona

 

“Shakespearelove”

La mia idea di teatro è sempre stata legata al gioco….Difatti ho deciso di intraprendere la mia avventura come garagista per imparare dei testi anche impegnativi divertendomi, vedi l’Inferno di Dante o il Monologo di Caterina, dalla Bisbetica Domata di William Shakespeare. Tuttavia credo che il teatro aiuti a mettere a nudo le nostre emozioni…. Tu cosa ne pensi?

Si, certo! Il teatro mette insieme: Emozioni, regole e tecnica. Di conseguenza il controllo del proprio corpo sia livello fisico che a livello emozionale. Non si possono scindere le due cose. E’ una vera e propria palestra. Stimola moltissimo la memoria.  Negli altri stati europei il teatro è una materia di studio a differenza dell’Italia.

Ho avuto il piacere di vederti in vesti diverse: quella comica in “Shakespeare…love” con l’attore Enzo Vacca. Ricordo di aver riso per circa due ore di seguito…. Che altri personaggi comici hai interpretato?

Si, “Shakespeare… love” era un gioco, in cui due giovani attori: io e Enzo Vacca, con il giovane regista Franco Damascelli, purtroppo scomparso, ci divertivamo a scrivere, inventare e improvvisare. Quel lavoro è stato replicato tantissime volte, improvvisando anche in modo diverso da uno spettacolo all’altro, ma sempre con grande successo. Nel corso della mia vita ho fatto molta commedia dell’Arte, ho interpretato in dialetto veneziano “Brighella”,“Balanzone” chiamato dott. Pugliesi tradotto in un dialetto barese teatrale, “Arlecchino servitore di due padroni”. ecc… Sono stati personaggi che ho portato ovunque: anche in Giappone, in Messico e ti dirò… anche lì ridevano.

Tuttavia Roberto Petruzzelli, riesce a far commuovere nel monologo bellissimo dedicato al pittore De Nittis, un grande artista pugliese.  Vuoi parlarci di questo lavoro?

Questo lavoro mi fu commissionato per un Festival organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese e dalla Compagnia Diaghilev. Avrei avuto più visibilità con uno spettacolo su Raffaello, Caravaggio, Van Gogh, Ligabue. Il mio obiettivo era quello di far conoscere un artista pugliese, la scelta è stata sicuramente una scommessa con me stesso. L’obiettivo era  quello di far conoscere autori poco noti. E’ uno spettacolo in cui credo molto e continuo a farlo perché mi piace.

Noi come “Mousiké” e “La Chirintana”, abbiamo sperimentato un modo nuovo per fare storia con lo spettacolo su Bona Sforza, che abbiamo rivolto alle scuole medie di primo e secondo grado. Il tuo spettacolo affascinante su De Nittis, sarebbe bellissimo da proporre alle scuole per far conoscere grandi artisti agli adolescenti, che sono più portati a vedere che a leggere…Cosa ne pensi?

Certo! Il Teatro è anche una lezione, ma non si deve correre il rischio di renderlo didascalico, deve essere sempre un divertimento. Un film, una rappresentazione, un concerto, sono molto più immediati, rispetto a un testo letterario. Infatti ho portato lo spettacolo su De Nittis nelle scuole riscuotendo molto interesse fra i ragazzi: ti dico che anche a Barletta, pur essendoci una Mostra permanente dedicata a Giuseppe De Nittis, non conoscevano il loro famoso concittadino Peppino De Nittis. In ogni caso sono convinto che se ci metti l’anima nel tuo lavoro, la voglia e l’energia, il messaggio arriva sia a un pubblico giovanissimo, che a un pubblico adulto.

“Io canto”, voce recitante con Shel Shapiro.

Ho letto recensioni bellissime anche sul tuo spettacolo che è andato in tournée lo scorso anno, poco prima del  lockdown, mi piacerebbe se ci dicessi qualcosa sul tuo lavoro teatrale.

“Jezabel”, un romanzo bellissimo di Irene Nèmirovsky, in realtà una scommessa del teatro Stabile di Verona e del regista Paolo Valerio, mio grande amico, diventato direttore del teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Tuttavia è andata molto bene, con grande successo di pubblico e di critica. Nel Giornale dello Spettacolo, nella valutazione degli incassi tra gli spettacoli di prosa del 2020, “Jezabel” è al settimo posto a livello nazionale.

“Otello” Stabile di Verona.

“Il bugiardo” di Goldoni

Che progetti ha Roberto Petruzzelli nell’immediato (Covid permettendo), non ti dico per quando sarai grande, perché è la frase che mi ha sempre terrorizzata…..

Innanzitutto la mia pensione…. Scherzo! Hai ragione non possiamo dire quando diventeremo grandi, è triste! Continuerò a divertirmi lavorando-giocando… Il teatro è sempre stata la mia vita e come lavoratore dello Spettacolo, una dicitura, che da dignità a tutti noi artisti, ho dei progetti per “Il Garage Petruzzelli”. Questo sarà affiancato da un progetto a lungo termine, diciamo così…..”Jezabel”, la cui tournée è stata interrotta lo scorso anno, dopo un paio di mesi di repliche a causa del Covid, ma che dovrebbe riprendere a Catania in vari teatri della Sicilia e non solo da maggio 2021, incrociamo le dita e speriamo di tornare tutti noi  a godere le meraviglie del teatro.

Patrizia Gesuita.

 

 

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