martedì, 27 Luglio, 2021 8:19:11 AM

Gli arilli dell’arte – de Granada. II parte

di Flora Marasciulo.

Sandro Botticelli (1444 o 1445 – 1510), Madonna della Melagrana.

Alcuni dipinti a tema religioso di Sandro Botticelli, Carlo Crivelli e Leonardo da Vinci, riprendono il tema del melograno o del suo frutto; si veda ad esempio la Madonna della Melagrana di Botticelli.

Antonello Messina (1460-1469) Madonna Salting (Madonna col Bambino)

Nella Madonna Salting (Madonna col Bambino) di Antonello Messina (1460-1469) ora alla National Gallery di Londra è Gesù Bambino a tenere in mano una melagrana, aprendo una tradizione: in questi così, il frutto è un simbolo anticipatore della passione. Per il colore del succo la melagrana richiama, infatti, da sempre il sangue. Nell’iconografia cristiana diventerà quindi simbolo di martirio, un martirio fecondo come il frutto pieno di semi. Soprattutto con riferimento alla teologia di Cristo Signore glorioso e della sua Ekklesia “corpo mistico” che racchiude in sé il popolo salvato e sparso (Spermatikòs come il Logos-Verbo di Dio) nel mondo, seme santo e santificatore.

L’avvento dell’Islam ne consolida la fama. In accordo col Corano, il melograno è citato per crescere nel giardino del paradiso (55:068); è anche menzionato in 6:99, 6:141 dove i melograni sono descritti tra le buone cose create da Dio. In Armenia si può dire che la melagrana sia il secondo frutto del paese (il principale è l’albicocco prunus armeniaca), appartenente alla sua cultura nei millenni. Nella tradizione armena troviamo anche la produzione di vino di melagrana, che giunge a superare la gradazione alcolica di 11 gradi. In Azerbaigian ogni anno si tiene un festival a Gouchay, conosciuto come il Festival del Melograno che ha tradizionalmente luogo in ottobre, l’epoca della maturazione delle melagrane. Nell’Induismo, uno dei nomi del dio Ganesha è Bijapur aphalasakta “colui che gradisce la frutta dai molti semi” (la melagrana). Ogni parte della pianta (radici, corteccia, fiori, foglie) è usata nella medicina Ayurveda. In letteratura il Ciclo del Melograno, scritto da Gabriele D’Annunzio, costituito da un solo romanzo: “Il fuoco”, simbolo della vittoria sulle passioni, segno di una risorta volontà. Il periodo in cui è scritto il romanzo è molto florido per D’Annunzio: il viaggio in Grecia del 1897, la scoperta del teatro e la gestazione de La città morta (1898) e la lettura de La nascita della Tragedia di Nietzsche, hanno fatto sì che D’Annunzio elaborasse una nuova concezione della vita. La presa di coscienza del superomismo, dapprima considerato negativo e fallimentare nel Trionfo della morte, nel Fuoco riesce a sprigionare il potere di conquista grazie alla fusione con la cultura onnipresente nella città di Venezia. L’autore, il titolo, la storia e le indiscrezioni che hanno preceduto la pubblicazione, tutto concorre a far pensare che le pagine del romanzo raccontino l’amore, molto chiacchierato, tra l’uomo e la donna allora più famosi: D’Annunzio ed Eleonora Duse. Un amico della Duse, avendo letto il manoscritto, le aveva consigliato di non permettere la pubblicazione. Lei aveva risposto: «conosco il romanzo, ho autorizzato la stampa perché la mia sofferenza, qualunque essa sia, non conta, quando si tratta di dare un altro capolavoro alla letteratura italiana: e poi, ho quarant’anni e amo». Ricordiamo anche il romanzo: Il chicco acre della melagrana scritto da Letizia Leonardi e Kevork Orfalian che narra la storia vera di un figlio della diaspora armena.      

«L’albero a cui tendevi La pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior,[…]
».

Giosuè Carducci (1835-1907) Rime nuove, Libro III, Pianto antico)

Il numero di semi inoltre, circa 600, tradizionalmente indicato in 613 come le prescrizioni della Torah l’ha reso un simbolo di onestà e correttezza.

Nella liturgia del Capodanno ebraico, il Rosh ha-shanah, si usa consumare alcuni alimenti simbolici, accompagnandoli con preghiere di buon augurio; tra questi vi è appunto la melagrana cui fa eco la benedizione. “I nostri meriti siano numerosi come i semi del melograno”.

Tra i dipinti c’è una tavoletta minuscola, cioè la Madonna della melagrana conservata nella National Gallery of Art di Washington, opera la cui attribuzione è rimasta a lungo oscillante (Verrocchio, Leonardo, Lorenzo di Credi e altri ancora).

Leonardo da Vinci (1452-1519) o  Lorenzo di Credi (1459-1597)), Madonna della Melagrana

Troviamo la melagrana già nell’iconografia mesopotamica del IV millennio a. C. e più tardi in Egitto, dove era impiegato per le sue proprietà terapeutiche, in alcune tombe risalenti al 2500 a. C. e persino nel monumento funebre di Ramses IV (1145 a.C.). In Persia si ritrova nel culto zoroastriano come immagine solare e conosce un’ampia diffusione in tutte le arti; più tardi, in epoca safavide, al pari di altri frutti dai molti semi diviene simbolo di fecondità e di buon augurio per una discendenza numerosa.

Il melograno ha 613 chicchi come le 613 mitzvot (leggi) della Torah: può darsi che il numero dei chicchi del frutto non sia proprio questo, ma poco importa; interessa invece su quale simbologia si è basata la tradizione e quale insegnamento ha voluto tramandare; 613 è il 112° numero primo, e 112 è la somma dei primi due valori gematrici della lettera ebraica Aleph:1 e  111 (Aleph 1 + Lamed 30 + Peh 80=111). (La gematria è un termine che indica una tecnica caratteristica che usavano antichi scrittori nella letteratura apocalittica giudaico-cristiana e consisteva nel sostituire al nome, per lo più di persona, un valore numerico, sommando i valori numerici attribuiti alle singole lettere componenti il nome stesso.) Melograno in ebraico è Rimon, scritto con le lettere Resh Iod Mem Vav Nun, rispettivamente i numeri 200, 10, 40, 6, 50, che sommati danno un valore gematrico di 306. Il 306° giorno dell’anno è il 2 novembre, il giorno dei morti. Come sappiamo, la Festa dei Morti, come Halloween o Sambain, cade otto giorni dopo che il Sole è entrato nell’ottavo segno dello Zodiaco, cioè lo Scorpione, un segno che rappresenta le tenebre e la morte. Ed è Saturno in esaltazione in Bilancia che porta le tenebre dell’anno segnando l’equinozio di autunno, quando la luce inizia a diminuire, a causa della virtù di “Riduzione” di Saturno. Saturno in esaltazione in Bilancia è anche la Legge, ed ecco l’affinità con le 613 mitzvot della Torah e i chicchi del melograno: non a caso, nella tradizione ebraica, il Capodanno o Rosh ha-shanah si festeggia in autunno, sotto il segno della Bilancia. Lo Scorpione rappresenta la putrefazione, la morte da cui nasce la vita, le acque stagnanti di una palude dalla cui stasi e putrefazione nascono batteri e dunque la vita; il seme che deve morire affinché possa nascere il frutto. Il seme muore dopo tre giorni o settantadue ore: da Halloween al giorno dei morti trascorrono tre giorni. Con questa simbologia di morte e resurrezione dopo tre giorni, sono costruiti gran parte dei misteri antichi, tra i quali quelli del cristianesimo: non era forse Cristo il “Seme” o il Logos/Verbo? Da Oriente, più precisamente dalle divinità anatoliche e mesopotamiche il mito della melagrana raggiunse la Grecia, dove comparve nelle raffigurazioni sacre e in quelle profane e dove si ritrova con numerosi riferimenti alle divinità: il melograno sarebbe nato dal sangue di Bacco ucciso dai Titani e resuscitati da Rea ma è anche legato al mito del rapimento di Proserpina, ed è un attributo di Era e di Afrodite. Dalla Grecia a Roma, la melagrana entra nell’arte e nella decorazione sacra come simbolo cristiano della resurrezione. Il tema è ripreso nei dipinti di molti grandi artisti da Leonardo a Botticelli a Carlo Crivelli, simbolo della ricchezza interiore e, talvolta la melagrana in mano a Gesù Bambino è anticipatore della passione. Il suo succo rosso rimanda, infatti, al colore del sangue e per la stessa ragione nell’iconografia cristiana diviene anche simbolo di martirio fecondo, frutto dai molti semi. Per tornare alle aree di produzione dei tappeti, come abbiamo visto la melagrana è un simbolo trasversale che compare in molte culture e da lungo tempo. Non è raro quindi trovarlo rappresentato, chiuso o aperto, con i semi a vista o ancora appeso ai rami di un albero stilizzato fino a farsi segno o motivo geometrico oppure reso con grande perizia naturalistica; sempre e comunque il suo significato positivo e beneaugurante si estende a tutto il manufatto. Il melograno fa bene, lo dicono tutti ma non solo per le sue vitamine e i suoi benefici all’organismo. Il melograno, o più esattamente melagrana, perché il melograno è la pianta da cui nasce, è un simbolo molto forte e positivo. Ha un significato che si è conservato nei secoli ed è arrivato a noi, attraverso le religioni, le arti e le differenti culture del mondo. Il frutto del melograno è simbolo di abbondanza. I tanti grani dolci e succosi che si trovano dentro il frutto (gli arilli) rappresentano ricchezza, fertilità, prosperità. Il suo colore rosso è associato al sangue, con un significato di vitalità, passione, energia. La crescita ha un che di sorprendente, perché richiede pochissima acqua… eppure dà vita a un frutto che sotto la scorza coriacea dona tantissimi chicchi rossi, succulenti, nutrienti. In fondo non siamo anche noi un po’ cosi? Verso il mondo esterno mostriamo una scorza dura e spessa, ma nel nostro intimo abbondiamo di affetto e generosità per le persone a cui vogliamo bene. In Turchia esiste una tradizione molto diffusa legata al matrimonio. Le spose turche, davanti alla nuova casa, gettano per terra il melograno: la rottura del frutto farà schizzare fuori tanti arilli. Più saranno i semi usciti, più sarà ricca la prole e la ricchezza della famiglia che va a formarsi. 

Un altro significato del melograno è la fratellanza e l’unità dei popoli: gli arilli che si tengono stretti e uniti dentro la dura buccia del frutto sono l’immagine che, da sempre, evoca un significato positivo anche per la collettività. Veniamo alle nostre tradizioni. I tanti arilli che si trovano dentro il frutto del melograno richiamano un significato molto simile alle lenticchie: monete e quindi ricchezza. Per questo è considerato uno tra i cibi beneaugurali da mangiare nelle feste di Natale e Capodanno. Il melograno rappresenta un regalo perfetto per portare un buon auspicio! Tutte le volte che facciamo un augurio, spesso insieme a un regalo, la nostra speranza per l’altra persona è il benessere, l’abbondanza, la fortuna. Regalare un melograno, quindi, è il miglior augurio che ci sia, perché racchiude nel suo significato tutti questi auspici. Un oggetto che rappresenta un melograno porta benessere e ricchezza nella casa in cui si trova. Ancora meglio se indossato: un gioiello che raffigura un melograno è un portafortuna. Tutte le volte che questo simbolo viene indossato, porta a chi lo indossa la positività del suo significato, come è tramandato nelle culture di tutto il mondo.

 

Direi che anche cantare Granada abbia lo stesso, se non maggiore, auspicio augurale.

La seguente esecuzione di Granada (appannaggio dei tenori) ha almeno due caratteristiche: è cantata da un soprano e sono usate le nacchere con un arrangiamento personale e l’accompagnamento del pianoforte la rende piuttosto scoperta. Ascoltatela con la consapevolezza di una esecuzione live e amatoriale. Ve la propongo pensando di fare cosa gradita!

Flora Marasciulo al pf. Adriana De Serio Auditorium N. Rota di Bari

Una leggenda sulla Passione, alcuni passaggi della Bibbia e celebri dipinti lo trasformano in una sorta di “frutto di Dio”. Una leggenda racconta che Gesù saliva faticosamente la via del Calvario, portando sulle spalle la pesante croce. Dalla sua fronte, trafitta dalla corona di spine, cadevano gocce di sangue. Vicino a lui camminava la Madre, insieme alle altre pie donne. Gli Apostoli, timorosi, seguivano Gesù da lontano, per non farsi vedere; e uno di essi, quando il triste corteo era passato, raccoglieva i sassolini arrossati, dal sangue benedetto di Gesù e li metteva in un sacchetto. A sera gli Apostoli si radunarono tutti tristi nel Cenacolo; l’Apostolo pietoso trasse di tasca il sacchetto per mostrare ai compagni le reliquie del sangue di Gesù; ma nel sacchetto trovò un frutto nuovo, dalla buccia spessa e aspra nella quale c’erano tanti chicchi, rossi come il sangue di Gesù. E’ così che nacque il melograno. Nel medioevo divenne simbolo di resurrezione e iniziò a comparire nei dipinti di tipo sacro. In mano alla Madonna allude invece alla castità. La melagrana tenuta in mano, nel dipinto della Madonna della melagrana di Botticelli, dalla Madonna e da Gesù Bambino insieme assumerebbe il doppio significato di castità e di resurrezione.

Particolare della Madonna della melagrana di Botticelli

La melagrana è un simbolo di: fertilità e abbondanza, che è il contrario della sterilità e dello scarso raccolto dei significati di Saturno; comunità tra singoli individui, ed è per questo, infatti, simbolo per eccellenza della Loggia Massonica. E’ rappresentato nella colonna massonica del Meridione (Jachin); in astrologia, quando siamo in autunno, il Sole sta iniziando il suo percorso nel settore meridionale dello Zodiaco; è un simbolo del motto alchemico “VITRIOL” (Visita Interioris Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem), la robusta corteccia del frutto è rappresentata da Saturno, sotto di cui vi è un benefico e gradevole succo; in enologia, scavando all’interno, nell’interiorità si trova il vero tesoro alchemico; o l’analogia dell’andare oltre l’apparenza superficiale, il valutare il rigido Saturno stesso, vero tesoro iniziatico: è il motivo per cui, per gli alchimisti, in Saturno-Piombo vi è il vero Oro-Sole della tradizione. Per curiosità diciamo che il minerale chiamato granato è così denominato per un probabile riferimento con la melagrana. La melagrana è nello stemma dell’ex comune di Bazzano (Bologna) ed è uno dei simboli dell’Armenia che rappresenta fertilità, abbondanza e matrimonio. E’ compreso nello stemma di molte città in Turchia. Il melograno è anche origine di tintura di fibre vegetali tradizionali.

In Messico, i semi di melagrana sono usati per preparare una ricetta tradizionale, il chile en nogada, piatto caratteristico anche perché la sua presentazione rispecchia i colori della bandiera messicana (il rosso dello strato superiore di melagrana, il bianco della crema di noci e il verde del chile costituiscono il tricolore). La regione di Kandahar è nota in Afghanistan per le sue varietà pregiate di melagrane. Il signor Mario, un mio conoscente, qualche tempo fa mi ha fatto dono di melagrane particolari da lui coltivate con amorevole cura, ritenute speciali perché gli arilli non contenevano semi. Erano dolci e deliziose! Chissà che non derivino dalle famose qualità dell’Afghanistan?! La melagrana fu presente nella decorazione dell’emblema della regina Caterina di Aragona (1485-1536), che fu la prima moglie del re Enrico VIII, in seguito all’incapacità di dare un figlio maschio fu, ripudiata dal re che sposò in seconde nozze Anna Bolena. Non appena regina come primo decreto cambiò la decorazione del blasone con un falcone bianco che becca i chicchi della melagrana. Dal colore del frutto trae origine il “rosso granata”, un rosso scuro tendente al bordò particolarmente noto per essere il colore sociale delle squadre di calcio del Torino frequentemente appellata come “i granata”. Dopo questo viaggio con la melagrana che ha fatto da collante e da ispirazione tra molteplici possibilità artistiche, essendo essa stessa un’opera d’arte, possiamo inneggiare e dire: EVVIVA GRANADA!

  

    Caterina di Aragona (1485-1536)                  Enrico VIII (1491-1547)

Flora Marasciulo.

http://www.leonardo3.net/it/leonardo-da-vinci/

https://www.arteworld.it/sandro-botticelli-biografia/

https://www.uffizi.it/opere/%2Fopere_annunciazione

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