sabato, 4 Dicembre, 2021 1:21:33 PM

Coro Stellaria De Santu Nigola di Brunella, i canti col cuore

Di Anna Landolfi.

Coro Stellaria De Santu Nigola di Brunella

Per lavoro o per seguire il mio lavoro, capita spesso di trovarmi senza che me ne renda conto, a fermarmi come se mi avessero tolto la “corrente”. I sensi sembrano si spengano attivandone solo uno: l’udito. E succede che tra le miriadi di informazioni che ricevo, una, sulle altre, mi colpisce. Una canzone, un brano musicale, un testo e così tutti i sensi si attivano e comincia la ricerca, o meglio dire…quest’avventura. II Coro Stellaria De Santu Nigola di Brunella. Dopo vari tentativi di telefonate e giorni spesi a cercare, ho il privilegio di intervistare il maestro Luigino Cossu, direttore del coro.

Non hanno importanza i luoghi dove nascono certe realtà artistiche. Leggo “piccola frazione del Comune di Torpè”: le sono sincera, se non leggessi anche la provincia, non saprei dove sia…ma la bellezza provata ascoltando le vostre canzoni, hanno dato una potenza emotiva senza confini. Pensa che se foste in un altro luogo, il “destino” del Coro Stellaria De Santu Nigola di Brunella, avrebbe avuto più “visibilità”?

Probabilmente si, riteniamo comunque il successo tanto e inaspettato. Nel senso che un gruppo di ragazzi che cantano la tradizione della propria terra, non si aspetta di fare in poco tempo milioni di visualizzazioni sui social rispetto ad uno stesso gruppo che fa musica leggera, indipendentemente dal luogo di provenienza. Sicuramente in questo momento storico, Facebook ha giocato un ruolo fondamentale unitamente ad una gran botta di fortuna!!!

Storicizzare una realtà artistica è anche storicizzare un territorio. Quanto influenza hanno storia e cultura di un popolo nelle canzoni, nelle tradizioni, nell’arte in genere?

Per noi sardi (e non solo) la storia, la cultura e le tradizioni popolari in tutte le loro forme, sono fondamentali in quanto rappresentano la nostra identità. La storia di alcuni dei nostri canti tradizionali è millenaria e si trasmette di generazione in generazione. Come si può notare infatti durante le nostre esibizioni, siano esse sacre o profane, indossiamo l’abito tradizionale come elemento distintivo che ci caratterizza. Ci avvaliamo spesso di strumenti musicali autoctoni come ad esempio le “Launeddas” strumento a canne antichissimo.

Luigino Cossu, maestro del coro.

Il canto a “tasgia”, le “rubo” il termine perché spiega meglio il suo significato identificando il suo territorio di origine: la Gallura. Quali sfumature sonore, noi ascoltatori, percepiremmo di diverso dal canto a “cuncordu”? E’ solo una questione di territorio o di impostazione corale?

Tasgia e cuncordu sono sinonimo di armonia di voci e di anime. Per cantare a tasgia o a cuncordu devono coesistere due elementi essenziali: una particolare preparazione vocale e un legame di amicizia tra i componenti. Ci sono tuttavia degli aspetti differenti che li caratterizzano, l’argomento è vasto e richiederebbe tempo ma proverò ad elencarne qualcuno. Il canto tradizionale a tasgia (cosi chiamato nella regione della Gallura) è un canto “polivocale”, eseguito cioè da più voci, ognuna delle quali si sviluppa su linee melodiche diverse che mescolandosi insieme creano una particolare armonia. Il cantare a “tasgia” o a “cuncordu” , come altri canti e musiche della tradizione, non richiede partiture musicali, tutto è dettato dal sentimento che si crea in quel momento. Lo stesso canto, infatti, ripetuto più volte assumerà un connotazione diversa, potremmo definirlo un canto d’improvvisazione, “fare tasgia” dunque significa seguire un canovaccio nel quale gioca un ruolo fondamentale la preparazione del singolo corista che ha la capacità di accordare la “voce” a quella degli altri cantanti e realizzare da un momento all’altro una diversa armonia in modo tale che il canto si possa concludere a volte con tonalità minore e a volte con tonalità maggiore. Il canto a “tasgia” generalmente viene eseguito a cinque voci e non a quattro come nel “cuncordu”. Il coro è cosi composto:

Basso (o Grossu in Gallura) che fa   da tonica: una voce cupa e mai gutturale come nel canto a “Tenore”;

Baritono (o Contra) una quinta di tono, dal timbro oscuro, ma più naturale;

Voce (o Boci) a un intervallo di ottava e in accordo con la tonica, che apre per così dire il canto dandone un ritmo e un accordo preciso;

Mezza voce (o Trippi) a un intervallo di decima, che si frappone tra la voce e il falsetto. Questa è una voce ricca di melismi;

Falsetto (o Falsittu) solo e tipicamente gallurese, una voce semiacuta, se non addirittura molto acuta, ricca di chiaroscuri, dovuti al sapiente passaggio dalla voce di petto a quella di testa, in intervallo di tono di quindicesima sulla tonica, che in parte si aggiunge alle prime quattro e che solo in Gallura potenzia l’effetto dell’accordo. Una voce che si crea naturalmente nel canto a quattro voci quando c’è l’armonia perfetta delle stesse.

Passione. Amore. Unione. Devo riconoscere che con queste premesse, un coro o anche una band, le stesse orchestre, ci incollano durante i concerti perché sono un unico “organismo”. E’ una disciplina importante e fondamentale per l’esecuzione di un canto. E’ una dote di ognuno dei componenti? O la “impone”?

Tutti e tre sono fondamentali affinché si possa creare un coro di questo genere. La mia esperienza personale nel seguire queste realtà, mi porta ad affermare che solo chi sviluppa un reale attaccamento o possiede i tre elementi che ha elencato nella domanda, prosegue il percorso. Avviene pertanto una sorta di selezione naturale che fa si che chi rimane è colui che ama veramente questo tipo di Canto. Per quanto riguarda il coro di Brunella devo dire che sono tutti ragazzi meravigliosi. Una cosa a cui tengo particolarmente è la modestia, la semplicità, l’umiltà e il rispetto degli altri, questi sono ingredienti fondamentali che unitamente a passione e amore fanno la differenza in un qualsiasi gruppo. Sono felice di affermare che i ragazzi di Brunella racchiudono tutte queste caratteristiche. Di questo coro – non lo dico io – ciò che è arrivato alla gente con la canzone “Savitri” è l’insieme di questi fattori e non l’esecuzione che in realtà non era tecnicamente perfetta.

Canto di tradizione e ricerca. L’arte è anche evoluzione. Questo caratterizza il suo coro. Destabilizza i “puristi” del canto a “tasgia”? Con i “colleghi” di altre formazioni, riceve commenti?

Come ho già detto, il Coro Stellaria nasce dall’esigenza di creare un coro tradizionale (a Cuncordu o Tasgia) e con lo scopo di donare alla comunità di Brunella una realtà che partecipasse alle varie cerimonie religiose e ai momenti conviviali del paese. Per quanto mi riguarda, ho sempre rispettato la tradizione ma ritengo che talvolta sia importante sperimentare nuove strade (senza stravolgere) e lasciarsi ispirare, tenendo presente che questo comporta spesso critiche o giudizi da parte soprattutto dei “puristi” del canto tradizionale. Questo è quello che è avvenuto al coro di Brunella e in particolare con la canzone “Savitri” (riscrittura in sardo – dell’artista Angelo Pilo in arte Soleandro – del famoso successo mondiale “Perfect” di Ed Sheeran). Riassumo brevemente: una corista facente parte di un altro Coro che seguo mi propose di accompagnarla con la chitarra nell’esibizione del contest organizzato da Soleandro, per problemi di tempo la feci venire alle prove del Coro di Brunella e da li mi venne l’idea, armonizzare la canzone “Savitri” a più voci. Da quel momento in poi, già in seno al coro ci furono delle rimostranze, alcuni componenti infatti non volevano”stravolgere” quello che era il repertorio tradizionale. Addirittura due di loro preferirono abbandonare il gruppo e io stesso all’inizio non ero cosi convinto del progetto ma in seguito prevalse la voglia di sperimentare e innovare unendo il “Pop” alla tipica coralità tradizionale. Il brano “Savitri”, come è ormai noto, ha riscosso in poco tempo un discreto successo grazie ad un video diventato virale raggiungendo, con nostro grande stupore, milioni di visualizzazioni su facebook. Purtroppo insieme al successo arrivarono anche le critiche soprattutto da parte di altri esponenti o Maestri di Cori che descrissero questa “nuova coralità” come una forzatura e non in linea con il modo di cantare la tradizione. Oggi in tanti si sono ricreduti e come spesso accade, altri Cori hanno iniziato a portare avanti questo nuovo modo di cantare riproponendo loro stessi il canto “Savitri”. A questo punto oserei dire: viva la critica!

Il “confronto” per una crescita culturale è costruttivo. Lo dimostra quanto interessante è il suo lavoro con la partecipazione del cantautore Soleandro, che definirei anche poeta, per la traduzione in lingua sarda di un famoso brano pop-romantico: “Savitri”. Allora: la bellezza del testo è un’ode all’amore, ma la sua esecuzione è imponente: è responsabile dell’emozione che suscita su noi che lo ascoltiamo. E’ questo che propone al pubblico? Emozionarlo?

Diciamo che il fine, a prescindere dal brano, è sempre quello di emozionare e quindi arrivare al cuore di chi ascolta. Savitri, è un capolavoro di parole e di musica che è arrivato a grandi e piccini e noi, con la stessa emozione di chi ascolta, con semplicità e umiltà portiamo questa “poesia” in giro per la Sardegna in contesti diversi quali celebrazioni pubbliche come matrimoni, serenate, battesimi, piazze, teatri e momenti privati.

Come seleziona le voci del suo coro? Quali qualità hanno i suoi coristi per ottenere simili sonorità?

 La selezione dei coristi avviene tenendo conto innanzitutto della timbrica e del registro vocale elementi fondamentali alla creazione delle diverse sezioni. Le qualità e le capacità emergono dalle prove che vengono fatte settimanalmente, dalla passione, dalla voglia e sopratutto dall’impegno che ognuno ci mette. Vorrei sottolineare un aspetto importante. Riuscire a trovare delle voci adeguate per questo tipo di canto non è cosi semplice in paesi, come Brunella e non solo, dove la pratica corale si è interrotta tempo addietro.

Adesso provo a emozionare lei: il suo coro è “giovane”, nasce nel 2017. Il debutto, la “prima” volta di fronte al pubblico. Se riesce ad emozionarci, il primo che ha emozioni, è lei. Cosa ha provato e cosa avete provato tutti e dove?

Ricordo perfettamente la prima esibizione!! è stata a Brunella, in Chiesa, il 13 giugno 2018. Era una ricorrenza particolare in paese e i ragazzi ci tenevano tanto a partecipare anche solo con un brano. All’inizio non ero molto d’accordo perchè non ritenevo il coro ancora pronto e preparato ad affrontare una situazione del genere. Quel giorno mi ricordo ero molto emozionato e spaventato, non potevo sapere come avrebbero affrontato l’esibizione. Sicuramente il mio compito è anche quello di non far trasparire le mie paure e quindi, con una falsa tranquillità, incoraggiai i ragazzi impartendo loro le ultime direttive. Mi vengono in mente ancora adesso i volti teneramente impauriti, l’attenzione massima su di me e in particolare sulle mie mani Alla fine devo dire che a parte qualche tremolio nella voce, tutto andò per il meglio e i riscontri anche da parte della comunità furono entusiastici.

“Gira sa roda”, “Hallelujah”, “Savitri”…mi scusi, ma lei così ci incanta! Capisco che la passione è la fonte con la quale ha messo su il Coro Stellaria De Santu Nigola di Brunella, ma ascoltarvi significa anche sentirsi sereni, addolcisce gli animi. E’ la fusione delle vostre voci che crea questa emozione. Quanto lavoro c’è nella vostra “passione”?

La ringraziamo per le belle parole, ci fanno veramente piacere, in particolar modo dette da una persona non autoctona. Senza ombra di dubbio la passione – non solo la mia – è fondamentale nell’interpretazione dei brani e ognuno di essi ci da sensazioni diverse – come ho già detto sopra – sapere che riusciamo a trasmettere agli altri serenità e emozione degli animi ci inorgoglisce e ci riempie di gioia e ci da la forza e la voglia di continuare ad andare avanti. Un’altro aspetto altrettanto importante che ci tengo a sottolineare è il sacrificio e l’impegno che ognuno di loro ci mette per portare avanti tutta quest’esperienza. Prove, concerti, viaggi, telefonate, e-mail, social e comunicazione di ogni genere, comportano tantissimi sacrifici e tempo da dedicare. Tutti hanno un loro lavoro e famiglie a cui dedicarsi ma nonostante le tante serate, in qualsiasi giorno della settimana (mattina o sera) siamo sempre riusciti – fino ad ora – a rispettare gli impegni e per questo non ho parole per ringraziare loro e le loro famiglie.

L’ultimo vostro CD: “Duas Animas”. Un progetto artistico di tradizione o continuerà a sorprenderci con la ricerca in “chiave” sardo-pop?

Entrambi. Sperando come tutti che questa pandemia finisca al più presto e ci dia modo di ritornare alla nostra quotidianità abbiamo già alcuni brani sui quali stiamo lavorando e chissà… “Duas Animas” è il nostro primo lavoro discografico. Il titolo è l’inizio di una delle canzoni che fanno parte dell’album ma soprattutto un concetto legato ad una serie di dualismi nei quali ci identifichiamo: la Gallura e la Baronia, il sacro e il profano, il tradizionale e la modernità.

Mi ha sorpresa l’entusiasmo e l’amore del maestro Luigino Cossu e quanto lo stesso entusiasmo e lo stesso amore sono trasmessi ai suoi coristi. Partecipare ad un loro concerto si ha la sensazione che si prova quando sei nell’acqua: sospesa, cullata, lasciata trasportare. C’è altro: riconosci che quelle voci fuse in un unico suono, hanno una storia della Sardegna. Sono custodi di una tradizione. Il tempo evolve a stratifica la cultura di un popolo, la tradizione è la storia di un popolo. E il Coro Stellaria De Santu Nigola di Brunella diventa storia.

Ringrazio i componenti del coro, che con le loro voci rendono migliori i momenti della vita:

Voci: Luigino Cossu e Jacopo Ventroni;

Mezza voce: Salvatore Zarra;

Baritoni: Manlio Cossu, Attilio Ventroni, Raimondo Zoroddu;

Bassi: Giacomo Decandia, Mirko Zarra, Fiorenzo Poddie.

Direttore: Luigino Cossu.

Anna Landolfi.

 

 

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