domenica, 27 Novembre, 2022 5:22:33 PM

Sabrina Speranza: danzatrice, insegnante, coreografa

di Giulia Volturno.

Sabrina Speranza è un’insegnante e coreografa che lavora nella città di Bari. Ha iniziato la sua formazione nella stessa città, per poi continuare i suoi studi accademici nella scuola della Fondazione Piccinni, dove in seguito è entrata a far parte della stessa Compagnia per circa due anni. Grazie ad una selezione ha vinto una borsa di studio ed è volata in America per studiare allo Steps on Broadway di New York e successivamente superando un’audizione presso la scuola dell’Alvin Ailey American Dance Theater, si è diplomata a compimento dei tre anni di corso, specializzandosi nella tecnica Horton. In Italia ha continuato gli studi accademici della danza classica presso il centro formazione AIDA di Milano. Sabrina ha una esperienza trentennale nell’insegnamento della danza. Dalle sue parole traspare la schiettezza e la passione per la danza e il suo lavoro. Da ogni punto di vista, sia strettamente pedagogico, artistico e coreografico si percepisce l’azione spirituale, la gioia e la volontà di aprirsi alle arti, come essenza di scelta individuale di vita. È protesa a un profondo percorso di sensibilità, di crescita e di competizione e soprattutto possiede un forte senso sociale nei confronti dell’altro, del diverso, dei suoi allievi e un evidente senso del dovere. Ben radicata nel lavoro multidisciplinare, arricchito dalle esperienze fatte negli Stati Uniti, trasmette con determinazione e sensibilizzazione le proprie conoscenze professionali, sicuramente in continua evoluzione. La frase che la contraddistingue rivolgendosi ai suoi piccoli e grandi ballerini è: “Non porsi dei limiti è la chiave di tutto, e non mollare mai”.

Sabrina Speranza (Ph. Gennaro Guida).

Sabrina negli anni hai lavorato nel ruolo di danzatrice, coreografa e insegnante, quale tra queste attività oggi preferisci fare?

Sono legata a tutte tre le attività, dal momento che penso siano strettamente collegate tra loro e una non esclude l’altra. Adoro particolarmente insegnare, perché ritengo che sia fondamentale condividere con i miei allievi il personale bagaglio formativo e conoscitivo. Il focus dell’insegnamento consiste nel fatto che sia possibile instaurare un dialogo reciproco, tra l’insegnante e l’allievo, basato sul dare e avere, in maniera armonica. Quando guardo danzare i miei allievi traggo e inglobo la loro energia, innescando in me un processo creativo. Il ruolo di danzatrice non lo escludo, infatti se in futuro mi verrà proposta una parte che rispecchi  la mia maturità tecnica e artistica, sarà ben accetto. Ritengo, inoltre, che non si possa insegnare senza aver sperimentato l’attività di danzatrice, come anche il contrario, infatti le due attività interagiscono tra loro intersecandosi e completandosi a vicenda e se non avessi fatto anche la carriera come danzatrice non sarei l’insegnante che sono. Secondo me è stato fondamentale, aver assaporato l’odore del palcoscenico, aver provato e condiviso con gli altri danzatori la penetrante sensazione emotiva dell’interazione gestuale e corporea. Come coreografa penso che il lavoro coreografico racchiuda in sé le altre due attività, infatti è il frutto di quello che sono, lavoro su un percorso evolutivo, sia coreutico che estetico, liberamente creato in sala, non scritto a tavolino. Infatti la coreografia è il risultato di quello che sento sulla scena, mi lascio coinvolgere dai miei danzatori e da tutti gli elementi legati al processo evolutivo performativo.

Mi parleresti di qualche tuo lavoro coreografico già realizzato?

I due lavori che voglio ricordare sono The other Faust liberamente ispirato al Faust di Goethe e l’altro In Bilico ispirato al romanzo Le affinità elettive di Goethe. I due lavori abbracciano la sfera femminile, infatti le interpreti sono tutte donne, come anche la figura dello stesso Faust. In ambedue ho messo in evidenza la forza e la fragilità della donna, tutte le potenzialità e i limiti. Ho mostrato il potere femminile del maligno sulla donna, nella quale convive il bene e il male, che lei stessa crea e allo stesso tempo ne è vittima e carnefice. Il mondo, ad esempio, mostra le due facce, il giorno e la notte, l’immagine maschile e femminile, in The other Faust ho voluto prendere in esame uno dei due universi: quello femminile. Nel lavoro di In Bilico invece, la tematica riguarda la figura femminile nell’ambito sociale, dove le interpreti sono: la figlia, la mamma, la giovane donna, quella matura, la donna fragile, la donna con disabilità. Entrambi i progetti sono di teatro-danza in cui il lavoro coreografico è accompagnato da un testo recitato, liberamente tratto dall’opera di Goethe in The other Faust, mentre quello di In Bilico è stato scritto da Arianna Gambaccini, la quale è stata ispirata da alcuni versi tratti da Le affinità elettive di Goethe. In particolar modo voglio citare un testo molto riflessivo: I giudicanti, che parla del giudizio comune che ogni essere vivente esprime nei confronti di tutto quello che lo circonda. Viene interpretata la condizione di una donna che sceglie o meno di essere una mamma, di essere padrona di sé stessa, di vivere la propria sensualità di donna e la propria sessualità liberamente, di trovarsi in bilico davanti alle svariate situazioni nella dimensione vitale del suo essere. Anche gli elementi scenografici, minimalisti, contribuiscono alla narratività del balletto, costituiti dalle candele in The other Faust, per rappresentare il fuoco come segno di forza e allo stesso tempo di paura. Sulla scena di In Bilico fondamentali sono i colori: rosso, giallo, verde, azzurro che simboleggiano i quattro elementi della natura, insieme al bianco e al nero, metaforicamente segno di tutto e di niente.

In Bilico (2018) Ph. Gennaro Guida.

Cosa ti ha insegnato la danza? Hai qualche ricordo in particolare da raccontare legato a una tua esperienza?

La danza è la mia vita. Capisco i bambini e i ragazzi che in questo momento soffrono non potendo frequentare i corsi. La danza, soprattutto, mi ha insegnato il senso del sacrificio e dell’abnegazione al mio lavoro o qualunque esso sia. La determinazione e la costanza aiutano a raggiungere gli obiettivi, come la goccia che scava la roccia. È importante credere in sé stessi e volere fortemente con tutte le forze quello in cui si crede e per il quale si lavora. Un esempio che posso raccontarti è stato quando a New York, mentre studiavo presso The Ailey School, negli anni tra il 1991 al 1994, grazie alla mia volontà sono riuscita a lavorare nelle tre compagnie. Ho ricevuto dei ruoli da protagonista, oltrepassando le prime ballerine che erano state nominate in quella parte, grazie alle mie abilità professionali, ottenute con caparbietà, con un  lavoro costante e in continuo divenire. Ho ottenuto un grande riconoscimento come danzatrice, nel ruolo di prima ballerina, dal 1995 fino al 2015 circa, quando di ritorno da New York, sono entrata a far parte della Compagnia Altradanza di Domenico Iannone, al quale devo un particolare riconoscimento per aver creduto nelle mie capacità e nella mia figura professionale di danzatrice, e con il quale è iniziato un emozionante lavoro di crescita e di arricchimento reciproco.

Quale stile prediligi tra quelli che insegni?

Adoro insegnare, in particolar modo la tecnica Horton, la sento vicina alla mia attività professionale. Mi rappresenta come lavoro fisico e dal punto di vista degli obiettivi che si prefigge di ottenere, puntando non solo sulla qualità del movimento, ma anche sulla cognizione spazio-temporale, su come il danzatore si rapporta con sé stesso e in funzione dello spazio in cui danza. Molto spesso prendo come esempio l’uomo Vitruviano per spiegare la tecnica che insegno, come espansione e allungamento del corpo nello spazio, nei diversi piani e livelli di movimento, elidendo i limiti del corpo nella gestualità, ma sviluppando un’energia intensa e dinamica, in armonia con la musica e il ritmo, che ha un ruolo fondamentale nella creazione artistica e coreografica. Anche la danza classica, che ugualmente insegno, è importante poiché è la base di ogni stile e non bisogna dimenticare la sua forza poetica e la profonda bellezza coreutica.

Molti ragazzi/e scelgono la strada del ballerino/a, oggi pensi che sia facile e possibile fare questa professione? 

Scegliere questa professione, oggi, purtroppo non è facile, bisogna essere molto determinati. La situazione pandemica nella quale viviamo, ha messo in evidenza le nostre difficoltà e i nostri limiti.  La chiusura provvisoria delle scuole di danza ha anche contribuito a rendere difficile tale scelta. Inoltre in Italia in questi ultimi anni abbiamo assistito alla chiusura di diversi corpi di ballo, restringendo le possibilità di impiego.

Il silenzioso rumore del corpo (2015).

Avila (2014) Cor. di Domenico Iannone

Pensi che tra l’Italia e l’estero ci siano delle differenze nel mondo lavorativo della danza?

In altri paesi Europei o in America è più facile trovare un lavoro come danzatore, anche in piccole cittadine ci sono medie e grandi compagnie. A differenza dell’Italia è una professione riconosciuta e rispettata. Anche da un punto di vista formativo, ci sono accademie e conservatori pubblici o privati, che sovvenzionano e supportano molti giovani. Grazie alle borse di studio riescono a perfezionarsi, come è successo a me dandomi la possibilità di studiare negli Stati Uniti, così come è accaduto anche a molte mie allieve.

 

Il Poeta e il Destino (2017)                Uno, nessuno e centomila (1998) con Domenico Iannone

Come riconosci i giovani talenti tra i tuoi allievi? Cosa guardi in loro e soprattutto li consigli sugli studi da intraprendere, una volta usciti dalla tua scuola?

Credo molto nel dialogo e nel confronto con i miei allievi e soprattutto con le loro famiglie, essenziali per il supporto dei propri figli. Il talento lo riconosco in diversi modi, come primo impatto dalle doti fisiche. Quando, contrariamente queste doti non sono particolarmente evidenti, percepisco la passione dagli occhi che evidentemente esprimono quello che sei o che potresti essere. Però soltanto con il passare del tempo, con la frequentazione individuo il giovane talento, attraverso l’impegno e la costanza che quotidianamente dedica allo studio. Ammiro gli allievi che si sacrificano studiando anche di notte per poter essere presenti alle lezioni giornaliere di danza, facendo anche delle rinunce personali, per poter realizzare il desiderio di partecipare a uno stage, a un workshop che è un motivo di crescita personale e professionale. In generale sono soddisfatta perché molti degli allievi che frequentano i corsi della mia scuola di canto, musica, teatro e danza sono riusciti a continuare nel mondo dello spettacolo lavorando in grandi musical e compagnie di danza.

Esprimi un tuo pensiero circa i numerosi concorsi che vengono proposti alle scuole di danza.

Credo fortemente nel confronto e per questo faccio partecipare i miei allievi a diversi concorsi provinciali, nazionali e internazionali, perché penso che la competizione, sia quando si vince sia quando non si vince è comunque un motivo di crescita. Mettersi in relazione con altri ballerini è costruttivo, anche quando il giudizio della giuria è iniquo, perché ti fa capire che devi lavorare per te stesso, essere soddisfatto comunque quando si percepisce di aver dato il meglio e soprattutto divertirsi sempre, ancor più quando si tratta dei più piccoli.

Come riesci ad emozionare i tuoi allievi? Quale linguaggio utilizzi?

Per me è importante l’esempio verbale, gestuale, fisico e visivo. Con i bambini parlo attraverso le immagini, le sensazioni, con la fantasia sensibilizzandoli all’arte del movimento, improvvisando e giocando con degli esempi di situazioni e soggetti legati alla loro età. Con i più grandi spiego in maniera trasparente, utilizzando un linguaggio gestuale, dimostrativo e iconico.

Dama

Fedra (2011) Cor. di Domenico Iannone.

Come vedi il futuro della danza e del tuo lavoro?

Vedo il futuro difficile ma possibile. Se dovessi esprimermi attraverso dei colori sceglierei il rosso e il viola. Per me esprimono forza, potere, spiritualità e rinascita. Penso che dopotutto, dovremmo cogliere il lato positivo di questo momento così difficile. Infatti l’uso di nuovi mezzi di comunicazione e di canali tecnologici mi hanno comunque permesso di lavorare, non perdendo allo stesso tempo la speranza di riprendere a danzare tutti insieme e ritornare ad avere il contatto fisico, che tanto mi manca. Di ogni esperienza e avvenimento della mia vita, ne faccio tesoro, come di questa situazione, sperando nella rinascita, augurandomi di avere delle belle novità, nuovi stimoli, nuovi progetti, nuove coreografie sulle quali sto già lavorando, che sono e saranno sicuramente lo specchio degli eventi che stiamo vivendo.

Giulia Volturno.

https://accademiadellospettacolounika.it/

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