martedì, 27 Luglio, 2021 7:52:30 AM

Martin Jacobsen, un jazzista di gran classe

di Giovanni Ferruccio Labella.

Un genere musicale rappresentato da un talento che per caso scopre di amare, in una delle capitali più importanti d’Europa: Copenaghen. Da quella città, la vita di Martin Jacobsen, è dedita al jazz.

Martin Jacobsen.

Quando è nato il suo amore per la musica e con quali docenti si è formato?

Sono cresciuto in un ambiente più o meno senza musica. Certo, come tutti, ascoltavo la musica alla radio, alla TV, nei film, poi a scuola, dove s’insegnava anche musica. Non avevo amici che suonavano e non andavo mai ai concerti. Questa situazione è continuata fino al liceo a Copenaghen, dove quasi per caso ho scoperto la musica jazz. Sembrava un universo molto affascinante, poiché scoprivo che molti dei grandi musicisti jazz americani avevano abitato – o ancora abitavano – proprio a Copenaghen. E’ stato un momento importante nella mia vita, quello di conoscere il famoso club di jazz “Jazzhus Montmartre” a Copenaghen. Ci andavo molto spesso per ascoltare grandi musicisti come per esempio Wayne Shorter, Herbie Hancock, Elvin Jones e molti altri. Il fascino per questa musica mi ha stimolato a suonare il sassofono dall’età di 18 anni. Iniziava dunque un po’ tardi il mio approccio con la musica. Un mondo nuovo, tutto da scoprire! Intanto, la mia presenza al liceo diventava sempre più rara. Ricordo che mi nascondevo nella sala di musica quando non c’era nessuno, per approfittare di studiare al pianoforte la teoria jazz! Ho solo preso qualche lezione privata, altrimenti mi ritengo un autodidatta, un po’ com’erano tanti musicisti jazz nella storia, non per mia scelta, ma semplicemente perché, all’epoca, non vi erano corsi di formazione dedicati all’insegnamento del jazz in Danimarca.

 

Elvis Jones (1927-2004)                          Duke Ellington (1899-1974)

Lei suona su di un sassofono tenore di ottone del 1956. Qual è la particolarità di questo strumento?

Questo sassofono era un Selmer Mark VI di fabbricazione francese (alcuni erano fabbricati negli Stati Uniti) appunto del 1956. Dico era, perché da un paio di anni suono ormai su un Ishimori Woodstone, un’ottima marca giapponese. I famosissimi Selmer Mark VI sono sempre stati molto pregiati, spesso i primi modelli degli anni ’50 come il mio. Sono strumenti leggeri caratterizzati da molta reattività (responsiveness). Sono preziosi strumenti che diventano facilmente “una parte del tuo corpo” e non rimangono solo uno “strumento”. Poi meccanicamente sono famosi per la loro ergonomia perfetta. Appunto il mio nuovo Ishimori Woodstone si basa sulle stesse qualità.

Tra gli autori del suo vasto repertorio, c’è Duke Ellington. Quale esecuzione predilige maggiormente?

Duke Ellington è considerato l’unico vero compositore nella musica jazz al livello di un compositore come nella musica classica. La sua musica, percorrendo la sua lunga carriera, è di alta qualità, e non si trova in nessun’altra parte nel vasto repertorio jazz. Lo stesso vale per la musica del suo straordinario collaboratore di molti anni Billy Strayhorn. La musica di Duke Ellington è per me timeless o eterna, poiché ogni suo brano emana sempre il suono di Jazz con J maiuscola. Mi rimanda a tutte le epoche di Ellington, perché nelle sue orchestre, si esibiva sempre con i più grandi solisti come Ben Webster, Johnny Hodges, Ray Nance e tantissimi altri, per non parlare di Billy Strayhorn, che era compositore, arrangiatore e pianista.

 

Ben Webster (1909-1973)                       Billy Strayhorn (1915-1967)

Lei è anche un compositore. Nel suo brano Headway, cosa vuole esprimere attraverso la musica?

Io sono solo un semplice tunesmith (un “fabbro di brani”); Duke Ellington, Beethoven, Bartòk, Stravinsky erano compositori! Per quanto riguarda Headway ho avuto il piacere di suonare su un album di un batterista leccese, Francesco Pennetta (Pulse, Four Records), che mi aveva chiesto di scrivere un brano per il suo disco. Ho pensato a un tema ritmico che andrebbe bene per un batterista. Headway significa progresso, per esempio come il movimento in avanti che ha una nave.

 

Francesco Pennetta, batterista.              Martin Jacobsen, sassofonista.

Nel corso della sua carriera internazionale, c’è stato un concerto rimasto memorabile?

Ogni concerto è memorabile in qualche modo. Sono momenti di grande intensità mentale e di sensibilità. In modo inconsapevole si focalizzano tanti dettagli che rimangono impressi nella memoria dopo molti anni con centinaia di concerti. Quello memorabile é forse il mio primo concerto in un club di jazz a Copenaghen con il mio primo quartetto composto da musicisti molto più esperti di me. Era un po’ la prova del fuoco!

Lei è Danese, ha vissuto per molti anni in Francia. Vive a Seul; da quando è scoppiata la pandemia, lei è rimasto in Italia a Corigliano d’Otranto (Lecce). E’ un cittadino del mondo! A proposito, come si trova in Salento?

Trovo che c’è sempre bisogno di cercare nel vedere le cose positive in quelle negative. Sostengo che questa pandemia mi ha permesso, e non costretto, a trascorre quasi un anno intero a Corigliano d’Otranto invece dei soliti pochi mesi l’anno. Infatti, da anni il mio vicino mi ha sempre detto che “vado e vengo come gli uccelli”! Ecco, questa volta mi sono fermato a lungo, ho avuto la possibilità di approfondire le relazioni con i cari vicini, con altri abitanti e commercianti di Corigliano. Ho anche potuto sviluppare un po’ le mie abilità culinarie per fare la buona e salutare cucina salentina e approfittare di frutta e verdura di ogni stagione. Insomma, il Salento offre un modo di vivere semplice, una vita genuina e ricca, che è impossibile trovare nelle grandi capitali dove ho vissuto.

Cosa si aspetta dopo l’era Covid?

In Europa, dove la pandemia è stata gestita in maniera disastrosa, credo che ci voglia ancora molto tempo per tornare a esibirsi come prima. Quasi tutti i musicisti di jazz europei non hanno lavorato per più di un anno. Ci saranno allora tante date da “smaltire” nei club di jazz e nei festival prima che si possa tornare a una programmazione normale. Sono molto fortunato di stare in Corea del Sud in questo momento per suonare al Taehwa River Jazz Festival più altri concerti a Seul prossimamente. A settembre dovrei tornare in Giappone per un tour per presentare il mio nuovo CD pubblicato il 15 maggio da SteepleChase Records.

Giovanni Ferruccio Labella.

http://www.martinjacobsen.com/

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One comment

  1. Come sempre bravo Giovanni. Questo Salento è miracoloso!! Ciaooooo

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