domenica, 27 Novembre, 2022 5:37:14 PM

Un nuovo modo per imparare la storia “Come d’Incanto Isabella d’Aragona e Bona Sforza”

di Anna Landolfi.

Riproporre un titolo di un’opera, è cosa ardua. Soprattutto quando questa è stata rappresentata come opera teatrale divulgativa, storicamente nozionistica e poi prosiego di un racconto letterario che ha come piece evolutiva un incantesimo di emozioni legate a due figure importantissime del Rinascimento: Isabella d’Aragona e Bona Sforza, madre e figlia già in quell’epoca, anticonformiste e colte. Una presentazione di quel che è in corso d’opera e del bisogno di continuare a raccontare, la espone Patrizia Gesuita, autrice, scrittrice, danzatrice e ricercatrice di Storia del Rinascimento.

Patrizia Gesuita, autrice.

Questo nuovo lavoro che il Centro Studi Mousikè Arti dello Spettacolo nel Mediterraneo presenterà il prossimo ottobre per scopi didattici, è un “test”, se posso usare questo termine, per proporre una nuova versione di “Bona Sforza” meno “raccontata” è più “interpretata”. Perché questa necessità?

Diciamo pure che è un nuovo progetto completamente differente da quello, di qualche anno fa, su Bona Sforza. Questo lavoro è una novità assoluta, perché concentra la sua attenzione su due figure femminili del Rinascimento, che hanno sconvolto positivamente la storia del Ducato di Bari e non solo, si parla della storia a livello europeo: Isabella d’Aragona Duchessa di Milano e di Bari e madre di Bona Sforza Duchessa di Bari, principessa di Rossano e in seguito regina di Polonia. E’ un Progetto, come lei dice giustamente, nato per fini didattici, per far conoscere la storia legata al nostro territorio, inserita nella Macro-storia europea e finanziato dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione della Regione Puglia,  diretto dal dott. Sebastiano Leo. Le scuole, che hanno aderito lo scorso anno al progetto sono state: il Liceo Scientifico “Salvemini”, I.I.S.S “Majorana”, I.I.S.S. “Calamandrei di Bari e la Scuola Media a indirizzo musicale “Don Bavaro-Marconi” di Giovinazzo. In realtà è uno spettacolo, che riesce far conoscere la storia in un modo assolutamente innovativo, più accattivante e più vicino alle esigenze degli studenti. Indubbiamente è un test importantissimo, se piacerà ai ragazzi (che so bene essere molto esigenti), sicuramente sarà molto apprezzato da un pubblico più eterogeneo.

L’ Ensemble “Mousiké” e “La Chirintata”

Il successo di “Bona Sforza, donna del Rinascimento, storia di una duchessa che si fe’ regina”, è stato notevole. Presentato in importanti luoghi tra i quali il Castello Marchione di Conversano, ha permesso di fare meglio conoscere l’importanza storica di questo personaggio. Questa nuova produzione, in quale veste è presentata?

La veste è, come dicevo prima, assolutamente nuova, non esiste il solito narratore, che narra in terza persona le vicende storiche di un personaggio, ma ci sarà un espediente divertente e per scaramanzia non aggiungo nulla, che farà parlare i personaggi sopra menzionati, non solo Bona Sforza, ma anche la madre Isabella d’Aragona, donna dalla grande cultura e temperamento. Una duchessa che ha precorso i tempi e, come viene definita nella rappresentazione teatrale, «un’antesignana dell’emancipazione femminile…». Pensi che, tra le tantissime innovazioni apportate al suo Ducato di Bari, tra cui: l’ampliamente del castello Svevo di Bari, la bonifica della zona paludosa di S. Cataldo, la realizzazione di una rete di canali per la difesa dai saraceni, e la costruzione di pozzi nelle città afferenti al suo Ducato;  è stata una grande sostenitrice della Cultura e dell’educazione, tanto da aver aumentato il salario agli insegnanti e sostenuto le spese per gli alloggi, incentivando l’istruzione pubblica, perché riteneva che la Cultura era la chiave strategica per rendere migliori i suoi sudditi. A mio avviso una donna fantastica ! Ai nostri giorni sentiamo dire dai personaggi politici di spicco frasi come: «Con la Cultura non si mangia…», «Non ci sono abbastanza fondi per sostenere la cultura e la pubblica istruzione…», non aggiungo altro perché diventerei polemica. Forse in questo periodo così incerto, pieno di contraddizioni e di sprechi da parte dei politici in iniziative diciamo…poco chiare, ci vorrebbero donne come Isabella d’Aragona e Bona Sforza.

Roberto Petruzzelli, regista, consulente artistico.

Dunque, è uno spettacolo completamente nuovo. Approfondisce il personaggio di Bona Sforza o è un sequel della precedente rappresentazione?

Assolutamente no. All’inizio la storia si presenta come un grande equivoco, ma dopo la vicenda diventa affascinante e avvincente, tanto da coinvolgere lo spettatore facendolo interessare, emozionare e anche divertire… Si tratta di una produzione completamente nuova, come dicevo prima, le figure femminili trattate saranno due, entrambe con la stessa importanza. II testo elaborato da me, diretto e interpretato da Armando Merenda, con la consulenza artistica di Roberto Petruzzelli. Armando Merenda sarà affiancato dall’attore e cantante Angelo De Leonardis, dalla sottoscritta, da Rosanna Palmisano e dalla giovanissima Sara Patruno. Nella rappresentazione teatrale, ci saranno i momenti musicali, affidati all’ensemble “Mousiké”: Pierluigi Abbate (flauti storici), Gianluigi Bello (liuto), Debora Del Giudice (organetto portativo), Claudia Di Lorenzo (spinetta), Francesco Patruno (percussioni) e infine le danze rinascimentali dell’ensemble “La Chirintana” (Santa Ardito, Mimmo Caruso, Patrizia Gesuita, Angela Maiorano e Sara Patruno), diretta dalla coreografa Marcella Taurino. Inoltre i costumi di scena delle danzatrici e dei musici, sono stati realizzati filologicamente da Luigi Spezzacatene, quelli della giovane Bona e di Bona adulta, da Maria Isolani, mentre il costume di Mimmo Caruso, danzatore, è stato realizzato da Angela Gassi. Affidati a Dario Diana, lighting designer di datata esperienza teatrale, il disegno luci dello spettacolo.

Armando Merenda, attore, regista.

Rosanna Palmisano, Bona Sforza adulta.

Maria Isolani, costumista.

 

Testo di Patrizia Gesuita e regia sono di nuova concezione. Il pubblico ricorda volentieri la precedente opera. La messa in scena di quel lavoro aveva la “facilità” di essere meglio percepita dallo spettatore, quasi fosse un lavoro “divulgativo”. Non mi fraintenda, la narrazione per “racconto”, è, forse, di impatto immediato sul pubblico. Qui, Bona Sforza sarà contestualizzata in un più ampio spazio storico e quindi più “teatrale”. Un bisogno di crescita artistica?

Ebbene sì, ma non solo, anche la voglia di proporre in una veste nuova un lavoro teatrale, che generalmente, sarebbe affidato alla figura di un narratore asettico. La narrazione non sempre è efficace, a volte risulta noiosa. Ho preferito dar voce ai personaggi femminili, facendo emergere non le date o i nomi, ma le emozioni, i sentimenti, le passioni di due donne, che pur essendo potenti e famose, non erano libere di amare e provare sentimenti.

Sara Patruno, Bona Sforza bambina.

Angela Gassi, costumista.

Perché ancora Bona Sforza?

Perché credo che aldilà delle figure maschili importanti per Bari come San Nicola e Federico II di Svevia anche Isabella d’Aragona e Bona Sforza, per tutto ciò che hanno realizzato e concesso all’immenso Ducato di Bari (vorrei ricordare che si estendeva fino a Ostuni, Grottaglie e anche a Rossano Calabro), dovrebbero diventare l’emblema femminile, non solo della nostra città, ma di gran parte dei centri della nostra Regione.

Marcella Taurino, danzatrice.

L’interpretazione e la regia affidata all’attore Armando Merenda con la consulenza artistica di Roberto Petruzzelli, direi che la crescita, oltre artistica, è anche di valore tecnico. Entrambi rappresentano quello che c’è di meglio del teatro in Puglia. Una scelta dettata dal profilo complesso di Isabella d’Aragona e Bona Sforza e quindi necessario perché siano approfondite le due donne?

Armando Merenda, pur avendo sempre interpretato il ruolo del cattivo sia in lavori shakespeariani che in fiction televisive, è un interprete d’eccezione, molto versatile e un grande improvvisatore. In questa occasione, si è rivelato un regista carismatico, di grande maestria e sensibilità. Infine la consulenza artistica di Roberto Petruzzelli che è, a mio avviso, uno dei nomi più prestigiosi sia come attore che come regista teatrale, persona splendida ed empatica, dall’inesauribile creatività.

Debora Del Giudice, musicista.

In questo spettacolo ci sono le danze storiche, per la precisione del Rinascimento. Un nome di eccezione: Marcella Taurino.

Marcella Taurino, è stata la prima esperta di danze storiche in Puglia dal 1990 e sono orgogliosa di dire che dal 1999 è stata la mia docente di danze del ‘400 e ‘500. Con lei ho frequentato anche Corsi di perfezionamento a Urbino con nome prestigiosi come: Veronique Daniels, Barbara Sparti e Lieven Bart. In questo spettacolo Marcella Taurino oltre ad essere la coreografa e prima danzatrice, riveste il ruolo di Bona Sforza nella danza. A lei devo tantissimo e ho imparato tanto soprattutto nella ricostruzione delle danze. E’ un’artista di grande esperienza, eleganza e sensibilità. Riesce a trasmettere i suo entusiasmo e  l’amore per la danza a chiunque Mi ritengo una persona fortunata, come coloro che fanno parte dell’ensemble “La Chirintana”. Pensi, che è riuscita coinvolgere anche la giovanissima Sara Patruno (cosa non facile), che da qualche anno, fa parte del gruppo di danza.

Angelo De Leonardis, basso baritono.

E’ doveroso parlare anche dei musicisti e del cantante Angelo De Leonardis, che interpreta vari ruoli…

Angelo de Leonardis è una persona davvero poliedrica, cantante estremamente versatile, il cui repertorio spazia dal Gregoriano alla musica contemporanea; vorrei sottolineare che ha al suo attivo decine di incisioni. Ha collaborato per circa vent’anni con diversi attori e ha realizzato anche lavori teatrali come regista. In questo spettacolo interpreta diversi personaggi, tra cui Leonardo Da Vinci. I musicisti sono tutti valenti professionisti nel campo della musica antica da decenni. Alcuni di loro sono dei ricercatori e hanno pubblicato lavori musicologici, edizioni critiche e incisioni di opere strumentali e cantate inedite del ‘700.

Insomma uno staff di grande prestigio a 360 gradi. Lo spettacolo è mirato a essere presentato per scopi didattici. Crede che l’affezionato pubblico delle produzioni del Centro Studi Mousikè, avrà occasione di vederlo anche in teatro?

E’ mio desiderio ringraziare Don Enrico D’Abbicco, parroco della Chiesa della Resurrezione di Bari, senza il quale non sarebbe stato possibile montare lo spettacolo ospitato nel piccolo teatro della parrocchia. A tal proposito vorrei sottolineare che la prova generale in costume sarà omaggiata anche ai fedeli della parrocchia. Rispondendo alla sua domanda, credo che lo spettacolo piacerà molto. Ha una giusta dose di momenti divertenti e ironici, che, nonostante le tematiche trattate, lo rendono godibile e accattivante. Sicuramente il pubblico, che ha sempre seguito con grande entusiasmo le Produzioni Mousiké, sarà presente anche questa volta e, perché no? Anche più numeroso e attento rispetto alle precedenti rappresentazioni.

Sono queste piacevoli chiacchierate con gli artisti che rendono viva l’Arte. E’ un luogo comune pensare alle Arti, come espressioni di emozioni tediose, cupe, quasi buie di colori. Patrizia Gesuita, cultrice delle arti letterarie e teatrali, ha quella tempra che la induce a essere empatica. Innova e insegna con l’arte della parola e della visione. Doti non comuni per una donna che nonostante il carattere evolutivo della società, molto ancora ha da percorrere. Perchè spesso una porta è chiusa dal lucchetto dell’Ignoranza e scardinarla è compito arduo. Ma lo hanno fatto Isabella e Bona, perchè non può farlo anche lei…?

Anna Landolfi.

In copertina: Isabella d’ Aragona e Bona Sforza.

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